Troppo talento, mr Obama

Il voto con cui venerdì la Camera ha approvato la legge sulle emissioni di gas serra (American Clean Energy and Security Act) è una effimera vittoria politica e una marmorea sconfitta ideale per Barack Obama e la sua retorica del cambiamento.
17 AGO 20
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Innanzitutto, il testo. La coppia Waxman-Markey ha riassunto i punti salienti della riforma in milleduecento pagine, trecento delle quali sono state presentate venti ore prima di andare al voto. Il carattere nebuloso del disegno di legge ha fatto innervosire ulteriormente i repubblicani alla Camera, che hanno lasciato al leader, John Boehner, il compito di rispondere con un intervento di oltre un’ora in cui il deputato ha spiegato – e demolito – il contenuto di quelle trecento pagine che praticamente nessuno aveva avuto modo di leggere. Nell’intervista al quotidiano politico The Hill, Boehner ha parlato chiaro: “La gente merita di sapere cosa c’è scritto in questo mucchio di merda”.
Il secondo punto oscuro riguarda le indicazioni di voto e i tiratori franchi. Quarantaquattro democratici hanno votato contro, mentre sono stati decisivi per Obama otto repubblicani che hanno appoggiato la riforma. Sette di questi corrono per la rielezione l’anno prossimo in distretti a maggioranza democratica. Di questi sette, due mirano al grande passaggio al Senato nei posti lasciati vacanti da Barack Obama e dal vicepresidente Joe Biden. Speculazione sui numeri a parte, Obama il pragmatico non sta dando miglior prova di Obama il messianico – figura che si è esaurita all’atto dell’insediamento alla Casa Bianca – per quanto riguarda gli obiettivi minimi dichiarati.
La riforma sulle emissioni è un surrogato che scontenta tutti: una fetta dei democratici si ribella, Greenpeace boicotta l’iniziativa perché troppo blanda, i repubblicani dicono che sarà il colpo di grazia per il mercato del lavoro. In più lo stesso Obama aggiunge che la riforma non prevede sanzioni sulle merci prodotte da altri paesi con standard energetici più lassisti (“dobbiamo essere cauti nel dare segnali di protezionismo”), il che equivale ad abbandonare ogni velleità coercitiva e deterrente della legge, mossa certamente non all’altezza di un buon giurista come Obama. Solo a presidiare la fortezza rimane l’illuminato premio Nobel Paul Krugman, che giudica “immorali e irresponsabili” i deputati che hanno votato contro il Waxman-Markey. Il dato politico è che il neopragmatismo di Obama sta passando al vaglio dei fatti con certi scricchiolii che nulla lasciano presagire di buono. Oltre alla rivoluzione verde (diventata azzurra, tutt’al più turchese), al vaglio del Congresso ci sono anche la riforma del sistema sanitario, su cui stanno iniziando a volare i coltelli, e la ristrutturazione del sistema finanziario. Si attendono cruente battaglie al Senato e altrettanti test per la leadership obamiana.